{"id":3394,"date":"2026-05-13T17:21:24","date_gmt":"2026-05-13T15:21:24","guid":{"rendered":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/?p=3394"},"modified":"2026-05-13T17:21:26","modified_gmt":"2026-05-13T15:21:26","slug":"cerimonia-di-virgilio-sieni-il-corpo-come-archivio-vivente-tra-gesto-memoria-e-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/cerimonia-di-virgilio-sieni-il-corpo-come-archivio-vivente-tra-gesto-memoria-e-cura\/","title":{"rendered":"CERIMONIA di Virgilio Sieni: il corpo come archivio vivente tra gesto, memoria e cura"},"content":{"rendered":"\n<p><em>CERIMONIA<\/em> \u00e8 il progetto ideato dal coreografo Virgilio Sieni nel territorio del Belice, in programma dall\u201911 al 30 maggio 2026, che coinvolge gli&nbsp;abitanti di quattro comuni:&nbsp;Gibellina, Salemi, Santa Ninfa&nbsp;e&nbsp;Salaparuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso laboratori aperti a cittadine e cittadini di ogni et\u00e0, provenienza e abilit\u00e0, il progetto lavora sul gesto come pratica di ascolto e relazione culminando in una performance collettiva.<br>Non si tratta di costruire una coreografia nel senso tradizionale del termine, ma di interrogare il corpo come luogo di memoria e relazione. Pi\u00f9 che una semplice esperienza performativa, CERIMONIA appare come un\u2019indagine profonda di ci\u00f2 che il movimento custodisce e trasforma.<\/p>\n\n\n\n<p>Lavorare nel Belice significa confrontarsi con un territorio complesso, attraversato da fratture storiche, trasformazioni urbanistiche e memorie ancora presenti nei corpi di chi lo abita. Non c\u2019\u00e8 un\u2019immagine romantica o folkloristica da raccontare, ma piuttosto una realt\u00e0 fatta di distanze, silenzi, resistenze e tentativi continui di ridefinire il senso della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Come assistente artistica del progetto e danzatrice, ma anche come osteopata, vivo questo lavoro da una prospettiva particolare: quella di chi osserva il corpo non solo come strumento espressivo, ma come luogo di memoria, adattamento e relazione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abitare il corpo, abitare i luoghi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei testi di Virgilio Sieni ritorna continuamente una parola: abitare.&nbsp; Abitare i luoghi, abitare l\u2019incontro, abitare i gesti. Non come semplice attraversamento dello spazio, ma come pratica profonda di presenza.<br>\u00abProver\u00f2 ad abitare in questi luoghi, ad incontrare persone, affidarmi a loro e agli spazi, ai gesti individuali e collettivi, ai racconti passati e presenti; cercheremo insieme l\u2019invenzione meravigliosa del quotidiano secondo trame dettate dall\u2019incontro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Questa idea dell\u2019abitare risuona fortemente anche nella mia pratica osteopatica. Spesso incontro persone che vivono il proprio corpo come un territorio estraneo: un corpo da correggere, controllare o sopportare. Invece il corpo ha bisogno prima di tutto di essere abitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Abitare il corpo significa sviluppare ascolto. Sentire il peso, il respiro, la qualit\u00e0 dell\u2019appoggio, la relazione con lo spazio e con gli altri. Significa riconoscere che ogni movimento nasce sempre da una storia personale e collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>In CERIMONIA, questa dimensione emerge in modo molto chiaro: il gesto non viene imposto dall\u2019esterno, ma nasce dall\u2019incontro tra memoria, percezione e presenza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il corpo vive di memorie<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sieni scrive: \u00abInventare i gesti significa considerare che il nostro corpo vive di memorie, si emancipa destinando alle proprie membra e agli organi i luoghi del vissuto, reinterpretandoli.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una riflessione che potrebbe appartenere anche al linguaggio osteopatico. Il corpo conserva memorie profonde: non solo traumatiche o emotive, ma anche posturali, relazionali, percettive.<br>Ogni esperienza modifica il modo in cui ci organizziamo nello spazio. Cambia il respiro, il tono muscolare, la disponibilit\u00e0 al movimento, il modo di guardare e di camminare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo il gesto non \u00e8 mai neutro. \u00c8 sempre il risultato di un dialogo continuo tra passato e presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei laboratori del Belice, osservando i partecipanti, emerge continuamente questa dimensione. I corpi arrivano con le proprie abitudini, protezioni, timidezze. Poi, lentamente, attraverso la pratica condivisa, iniziano a riscrivere nuove possibilit\u00e0 di movimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 qui che il lavoro coreografico incontra profondamente quello terapeutico: entrambi cercano di creare condizioni di trasformazione attraverso l\u2019ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il corpo conserva ci\u00f2 che le parole dimenticano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I paesaggi del Belice portano ancora i segni del terremoto, ma soprattutto quelli della ricostruzione umana: il modo in cui le persone abitano lo spazio, si incontrano, sostano, si riconoscono.<\/p>\n\n\n\n<p>In osteopatia sappiamo che il corpo registra tutto. Ogni esperienza lascia tracce: nella respirazione, nell\u2019appoggio dei piedi, nella qualit\u00e0 del passo, nella mobilit\u00e0 dello sguardo, nella tensione delle mani. I tessuti raccontano storie spesso precedenti alla consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Virgilio Sieni parla di \u201cgesti cantati\u201d degli abitanti. \u00c8 un\u2019immagine che sento vicina anche alla pratica osteopatica: il corpo non si limita a muoversi, ma racconta continuamente il modo in cui ha attraversato la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante gli incontri \u00e8 visibile come ogni corpo possieda un proprio ritmo interno. C\u2019\u00e8 chi arriva con movimenti trattenuti, chi occupa lo spazio con cautela o addirittura esuberanza, chi si muove come se dovesse chiedere permesso. Poi, lentamente, attraverso l\u2019incontro e l\u2019ascolto, qualcosa cambia. Il gesto si apre, il respiro si modifica, il peso trova nuovi appoggi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un processo che conosco bene anche nel lavoro clinico: quando il corpo si sente ascoltato, smette progressivamente di difendersi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La postura come forma di relazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Spesso pensiamo alla postura come a qualcosa da correggere.<br>In realt\u00e0, la postura \u00e8 prima di tutto una strategia di adattamento, unica per ogni individuo. \u00c8 il risultato di esperienze fisiche, emotive, ambientali e relazionali che cambiano continuamente nel corso della vita. Il corpo si modifica costantemente per trovare nuovi equilibri.<br>La postura non \u00e8 qualcosa di fisso: evolve, compensa, si organizza in relazione a ci\u00f2 che viviamo e all\u2019ambiente che attraversiamo. In osteopatia, il problema non \u00e8 l\u2019adattamento in s\u00e9, ma il momento in cui il corpo perde la possibilit\u00e0 di adattarsi ulteriormente. Quando una strategia si irrigidisce, il movimento si riduce e il corpo smette di trovare alternative. \u00c8 l\u00ec che spesso compaiono dolore, tensione o difficolt\u00e0 nella relazione con lo spazio e con gli altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro CERIMONIA, la postura diventa un elemento di osservazione collettiva. Ogni corpo organizza la propria presenza nello spazio: c\u2019\u00e8 chi si trattiene, chi evita il contatto, chi occupa il vuoto con cautela, chi cerca continuamente un appoggio nell\u2019altro o assume spontaneamente una posizione di guida. Il lavoro sul gesto permette di rendere visibili queste dinamiche senza giudicarle, trasformandole in possibilit\u00e0 di ascolto e trasformazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso l\u2019ascolto il corpo pu\u00f2 ritrovare disponibilit\u00e0, modificare i propri schemi e tornare ad adattarsi. Ed \u00e8 qui che danza e osteopatia si incontrano: entrambe lavorano sulla capacit\u00e0 del corpo di entrare in relazione, trasformarsi e creare nuove possibilit\u00e0 di movimento.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il gesto come cura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel lavoro osteopatico, la cura non avviene solo attraverso una tecnica, ma anche attraverso la qualit\u00e0 della presenza, l\u2019ascolto delle tensioni, dei ritmi e delle pause, in un gioco reciproco tra operatore e paziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nei laboratori di Virgilio Sieni il gesto non viene imposto o costruito in modo spettacolare. Nasce piuttosto da un processo di attenzione e ascolto. Si lavora su movimenti essenziali: camminare, sostare, inclinarsi, affidarsi, toccare un oggetto, guardare qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Azioni semplici che, nel momento in cui vengono attraversate con consapevolezza, modificano il modo in cui il corpo percepisce s\u00e9 stesso e la relazione con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che il gesto pu\u00f2 diventare una forma di cura: non perch\u00e9 \u201cguarisca\u201d, ma perch\u00e9 riapre possibilit\u00e0 di movimento, interrompe automatismi e permette al corpo di ritrovare adattabilit\u00e0 e presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In un tempo dominato dalla velocit\u00e0 e dalla produttivit\u00e0, fermarsi ad ascoltare il corpo diventa quasi un atto politico. Significa restituire valore alla lentezza, alla percezione e alla vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sieni parla di \u201cuna forma rituale di alleanza, solidale nella complicit\u00e0 dei gesti\u201d. In effetti il corpo non \u00e8 mai individuale fino in fondo: ogni corpo \u00e8 attraversato dalle relazioni, dalla storia dei luoghi e dagli incontri.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una pratica di ascolto&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lavorare a CERIMONIA significa entrare quotidianamente in una pratica di osservazione di s\u00e8 e dell\u2019altro, accorgersi di quanto il movimento umano sia fragile e potente allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come osteopata, vedo spesso persone che hanno perso il contatto con la propria sensibilit\u00e0 corporea. Corpi compressi dalla performance, dalla paura o dall\u2019abitudine. Corpi che hanno smesso di percepirsi.<\/p>\n\n\n\n<p>La danza, quando \u00e8 attraversata come esperienza di ascolto e non di prestazione, pu\u00f2 restituire qualcosa di fondamentale: la possibilit\u00e0 di sentirsi di nuovo presenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non perfetti. Presenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 forse questo che accade nel progetto di Virgilio Sieni: i partecipanti non imparano semplicemente una sequenza di movimenti, ma sperimentano un modo diverso di abitare il corpo e il paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CERIMONIA come esperienza trasformativa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>CERIMONIA non parla soltanto di danza. Parla della possibilit\u00e0 di costruire comunit\u00e0 attraverso il corpo. Di riconoscere nei gesti quotidiani una memoria collettiva ancora viva. Di trasformare il movimento in uno spazio di ascolto reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio lavoro incontro spesso persone che cercano una soluzione al dolore senza sapere che, a volte, il primo cambiamento nasce semplicemente dal tornare ad ascoltarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo progetto ci ricorda proprio questo: il corpo possiede una sapienza antica. Bisogna solo creare le condizioni perch\u00e9 possa emergere.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per me questo lavoro \u00e8 una pratica di ascolto. Prima di diventare osteopata, sono stata e sono ancora danzatrice e coreografa, e queste esperienze continuano ad attraversarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperienza durante CERIMONIA \u2014 il modo in cui il corpo si adatta, si relaziona, si trasforma attraverso l\u2019ascolto \u2014 informer\u00e0 inevitabilmente anche la mia pratica clinica e il modo in cui torner\u00f2 a stare accanto ai pazienti nel mio studio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da questo ascolto che il corpo pu\u00f2 ritrovare la possibilit\u00e0 di adattarsi, trasformarsi e creare nuove relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Progetto a cura di <strong>Virgilio Sieni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>danzatrici e assistenti artistiche al progetto <strong>Maria Vittoria Feltre, Beatrice Gatti, Vanessa Mattei Scarpaccini, Giulia Mureddu<\/strong>, <strong>Andrea Palumbo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>direzione generale e produzione <strong>Daniela Giuliano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>ufficio stampa, comunicazione e produzione <strong>Veronica Pitea<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>produzione Gibellina <strong>Maria Scavuzzo, Giuseppe Zummo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>organizzazione <strong>Camilla Pieri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>logistica <strong>Maria Paola Guzzetta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>comunicazione <strong>Giada Tenace<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>amministrazione <strong>Rita Campinoti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>contabilit\u00e0 <strong>Maria Rosaria Malatesta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>produzione <strong>Gibellina Capitale italiana dell\u2019arte contemporanea 2026 e Centro Nazionale di Produzione della danza Cango \/ Firenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>parte del programma di Gibellina Capitale Italiana dell\u2019Arte Contemporanea 2026<\/p>\n\n\n\n<p>www.gibellina2026.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CERIMONIA \u00e8 il progetto ideato dal coreografo Virgilio Sieni nel territorio del Belice, in programma dall\u201911 al 30 maggio 2026, che coinvolge gli&nbsp;abitanti di quattro comuni:&nbsp;Gibellina, Salemi, Santa Ninfa&nbsp;e&nbsp;Salaparuta. Attraverso laboratori aperti a cittadine e cittadini di ogni et\u00e0, provenienza e abilit\u00e0, il progetto lavora sul gesto come pratica di ascolto e relazione culminando in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":3395,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[118,109,114,106,102,119,120,117],"class_list":["post-3394","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag-arte-contemporanea-gibellina","tag-danza-partecipativa","tag-laboratori-per-tutti","tag-linguaggi-del-corpo-e-della-danza","tag-movimento-consapevole","tag-osteopatia-e-danza","tag-pratiche-somatiche","tag-virgilio-sieni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3394","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3394"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3394\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3396,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3394\/revisions\/3396"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3395"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/osteopatia-firenze.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}